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I FUNGHI

(piccole nozioni di micologia)

Introduzione    

ll crescente interesse per i funghi, non solo dal lato edonistico sportivo, ma anche da quello micologico che ha ormai raggiunto numerosi ambienti di ogni strato culturale, ha messo in particolare rilievo la mancanza di un testo a carattere introduttivo, collegato ad un corso di micologia elementare, capace di mettere in grado il micologo principiante di apprendere le nozioni fondamentali di questa difficilissima materia. Con questo piccolo lavoro e con il corso ad esso associato non ci prefiggiamo certo di esaurire il campo della micologia, ne di trattare i vari argomenti con stretto rigore scientifico; si è solo voluto agevolare il raccoglitore dilettante nella determinazione e conoscenza delle specie in cui s'imbatte, ciò è pienamente giustificato dalla enorme quantità di miceti che si possono incontrare. Infatti lo scopo del corso di micologia elementare si prefigge l'obbiettivo di porre le basi metodologiche, partendo dalla necessitàdi uniformare i linguaggi per arrivare ad una conoscenza di base sui funghi. Abbiamo cercato di seminare su un terreno che speriamo sia fertile, i concetti fondamentali che ci permetteranno di iniziare lo studio sui carpofori non disgiunto da un coscienzioso rispetto della natura; osiamo perciò sperare che ciò porti qualche frutto. Comunque il gruppo di Missaglia sarà sempre a vostra disposizione per aiutarvi a chiarire tutti i dubbi che avevate prima di aver partecipato a questo corso e aver letto queste quattro righe, e anche quelli che vi verranno dopo. Ricordatevi comunque, e non ci stancheremo mai di rammentarlo, che nel dubbio, anche il più reconilito, è sempre meglio far controllare da un esperto il vostro cestino, e se un fungo non lo si conosce è meglio lasciarlo a svolgere la sua importantissima funzione biologica.

 

Un pò di storia

Sin dall'età della pietra i funghi erano conosciuti, come testimoniano i fossili ritrovati vicino a palafitte presso i laghi svizzeri. Gli antichi abitanti di quei luoghi infatti li raccoglievano in parte per cibarsene in parte ( e sono quelli rlmasti fossilizzati) per farne ormamenti. In epoche più tarde i funghi comparvero sulle tavole imbandite dei faraoni egiziani e dei babilonesi, come pietanza raffinatissima. Ma i primi che, oltre ad assaggiarli, studiarono i funghi con una certa scienticità furono i greci, Ippocrate da un punto di vista medico, e Teofrasto   ( III sec. A.C. ), che con le sue opere completò, sul terreno botanico, la ricerca naturalistica Aristotelica. Conquistata la Grecia dai romani, i funghi vermero apprezzati anche dai nobili dell'urbe. Diventando antipasti squisiti,, come ci rammentano i riferimenti letterari di Giovenale, Orazio e Plutarco. Anzi proprio i romani diedero all'ovulo buono l'appellativo di Amanita caesarea, per non parlare dello stesso termine italiano fungo che trae la sua origine dalla espressione latina funus agere, prendendo il significato di procacciatore di cadaveri. Le potenzialità mortifere dei funghi erano note e sfruttate, negli intrighi dell' età argentea dell' impero romano per sbarazzarsi degli avversari, di mogli e mariti scomodi. Per mangiarli senza timore si ricorse allo schiavo assaggiatore, sistema che durò nel tempo affinandosi con la sostituzione del malcapitato con un 'animale, generalmente un gatto, nel medio evo. La scoperta di alcuni funghi che si rilevavano mortali per l'uomo e non per le bestie, incentivò successivamente più approfondite indagini scientifiche, seguendo le tracce dell'antico testo la storia naturale di Plinio il vecchio. Ritornando al nostro iter storico, nel medioevo e nel rinascimento i funghi furono apprezzati per la loro mangiabilita', per la loro versatilità nell'ambito della cosmesi, dell'alchimia, della farmacopea e ancora una volta della politica, soprattutto i velenosi che registrarono tra le loro vittime anche papa Clemente VII. Nel secolo XVII si pubblicò il primo trattato di micologia scritto da Charles De L'Escluse, noto come Clusius, intitolato breve storia dei funghi; contemporanemente si affermava l'arte della gastronomia, di cui ricordiamo gli intingoli prelibati de Le Cuisinier Francais (1651) del sig. De Le Varerme, scudiero del marchese D'Uxelles che a sua volta legò il suo nome alle quaglie alla Duxelles (quaglie affogate in un miscuglio di funghi tritati con cipolla, scalogno e olio). Di secolo in secolo si arriva ai giorni nostri in cui si sà quasi tutto sui funghi (grazie anche alla microscopia ottica ed elettronica).

 

Cosa è un fungo?    

Da sempre i funghi sono stati gli oggetti misteriosi della natura, fonte di attrazione o di timore, d'irresistibile curiosità o di totale trascuratezza, persino di adorazione mistica. Ancora oggi, rispetto a quanto si conosce delle piante verdi, si sa pochissimo, tuttavia c’è almeno la certezza che quello che noi siamo abituati a raccogliere tra l’erba, sotto gli alberi, su un tronco malato, non è altro che il corpo fruttifero di una pianticella microscopica composta da sottilissimi filamenti incrociati: il micelio.

Fino a pochi anni fa i funghi erano classificati come appartenenti al regno vegetale come qualsiasi pianta, ma siccome sappiamo che i vegetali contengono clorofilla e tramite la fotosintesi clorofilliana si autoalimentano trasformando le sostanze inorganiche in organiche rendendole quindi assimilabili, ed i funghi invece non possiedono tale sostanza, sono costretti come fanno gli animali ad alimentarsi con sostanze organiche.

Negli ultimi anni, proprio perché di fronte a dei vegetali che si nutrono come animali, e vegetali che si decompongono come animali, i funghi sono stati elevati ad un vero e proprio regno: il regno dei funghi.

Il loro mondo è certamente più vasto di quanto possa sembrare al ricercatore occasionale che girovaga per i boschi, in realtà quelli che vediamo sono solo una piccola parte di quelli presenti sulla terra. Ne respiriamo le spore ogni momento, li mangiamo, li usiamo per far lievitare il pane (il lievito è un microfungo), per fare il vino facendo fermentare il mosto, per le medicine di cui la penicillina ne è l’esempio più importante; per vivere insomma, ma proprio per vivere dobbiamo ogni giorno anche difenderci da quei funghi parassiti che possono dare seri problemi sia al regno vegetale che a quello animale. Per questo che il grande micologo, nonché grandissimo uomo di cultura Ernesto Rebaudengo, scomparso a Ceva (CN) lo scorso anno, li chiamava “i signori della vita e della morte”.

In questo testo, focalizzeremo la nostra attenzione su quei funghi che per dimensioni o interessi coinvolgono i cosiddetti cercatori di funghi.

Lo abbiamo detto sopra, i funghi, ovvero le piante fungo chiamate miceli, si nutrono come animali e da questo punto di vista sono stati divisi in tre gruppi: i simbionti, i saprofiti, i parassiti.

I primi chiamati anche micorizzici, vivono in reciproca collaborazione con una pianta verde, arborea, arbustiva o erbacea, attraverso il contatto del micelio fungino con la parte terminale delle radichette arboree, questi contatti si chiamano micorizze, attraverso le quali si scambiano sostanze indispensabili alla sopravvivenza di entrambi. E’ noto che nei vivai della forestale questa simbiosi micorizzica è provocata artificialmente su ogni singola piantina prima di essere messa a dimora proprio per favorirne una crescita più rigogliosa. Il micelio che si sviluppa per centinaia di metri, assorbe dal terreno acqua e i sali minerali e li cede alla pianta attraverso le micorizze aumentandone la quantità ma soprattutto la qualità di approvvigionamento. La pianta a sua volta cede al micelio fungino le sostanze trasformate attraverso il processo di fotosintesi, zuccheri e amido che sono trasportate dalle foglie alle radici.

I saprofiti, detti anche spazzini del bosco si nutrono di detriti organici, foglie secche, rametti, carogne di animali ecc. contribuendo alla loro decomposizione e partecipando in modo decisivo alla formazione dell’humus fertile assimilabile dagli alberi vicini 

 

Regno funghi    

Tutti i funghi, sono privi di clorofilla, perciò non sono in grado di nutrirsi da soli come gli uomini o animali. I funghi quindi sono eterotrofi, cioè non possono nutrirsi autonomamente usando sostanze inorganiche. Tutte piante verdi (che contengono clorofilla) sono al contrario autotrore, cioè sono in grado nutrirsi autonomamente partendo dalle sostanze inorganiche che assumono dalle radici, e che poi trasformano in sostanze organiche. Questa caratteristica nutrizionale fa sì i funghi vengano collocati in un regno a se stante; il REGNO FUNGHI.

 

Nutrizione   

Se guardiamo dei vegetali in via di disgregazione si potranno trovare al loro interno, piccoli filamenti bianchi che partendo dalla base del fungo si propagano nel legno stesso in decomposizione, divenendo sempre più piccoli fino a divenire quasi invisibili. Questi altro non sono che la pianta del fungo, detta micelio. Questi filamenti si possono trovare  sotto forma di fitomiceti nelle marmellate, nei substrati di foglie morte, sui residui di pane secco e umido, sui formaggi, etc. Ad una analisi microscopica del micelio, notiamo che i piccolissimi filamenti che lo compongono sono costituiti da cellule divise da pareti traversali. Questi cellule vengono chiamate ife. Le ife, quindi, sono atte a svolgere la funzione nutrizionale del fungo,proprio come le radici delle piante superiori. Le piante miceliari possono vivere nei substrati adeguati anche per anni e continuare a produrre i frutti (funghi).

La diffusione dei miceli è la più svariata, da circolare a zig-zag e a moltissime altre forme. Per esempio. Agaricus Campestris, Marasmius Oreades, Bovista, partono da un centro e si sviluppano verso l'esterno formando strani cerchi, stimolando la fantasia popolare che li ha denominati cerchi delle streghe (dove di notte  le streghe e gli gnomi danzano). In questi cerchi la crescita dell'erba è più rigogliosa e morbida con un aspetto in colore più scuro (vedi foto). Il micelio nel suo metabolismo libera l'ammoniaca, che funge da concime per lo strato erboso. Ogni anno Il cerchio delle streghe si estende e il suo diametro si allarga continuamente, raggiungendo anche parecchi metri. Sulle pigne delle conifere, ad esempio, si può trovare Mycena  seynii, il cui micelio si insedia all'interno delle pigne.

                Micelio di Armillaria sp.        Cerchio delle streghe (foto di Mauro Filippi)        Es. di pararassitismo (Mycena  seynii  - foto di Mauro Filippi)
                    Micelio di Armillaria sp.                                        Cerchio delle streghe                        es. di saprofitismo (Mycena seynii)
 

Saprofitismo - Parassitismo - Simbiosi o Micorrizia - Micoparassitismo

Sistemi nutrizionali (dis. della AMB Trento)
 Sistemi nutrizionali (dis. della AMB Trento)
 

I funghi per vivere, hanno la necessità di nutrirsi a spese di altri organismi, per cui questi vengono divisi in tre gruppi: saprofiti, parassiti, simbionti.

Saprofiti

Sono quelli che si nutrono di sostanze organiche, animali o vegetali, non viventi. Tali funghi, assieme a batteri e ad altri microorganismi, provvedono alla importantissima funzione di degradazione delle sostanze organiche, affinché tutte le spoglie del mondo vivente vengano restituite a quello inorganico sotto forma di acqua, anidride carbonica e sali minerali che assicurano il perpetuarsi del ciclo biologico. L'humus del terreno, costituito da detriti vegetali in tutti gli stadi di decomposizione, rappresenta la fonte di nutrizione di un grandissimo numero di funghi saprofiti tanto macroscopici che microscopici.

 Parassiti

Sono funghi che si nutrono a spese di sostanze animali o vegetali viventi. Gran parte dei parassiti è costituita da microfunghi che possono rappresentare un serio pericolo per le piante, gli animali e l'uomo stesso, essendo la causa di gravi malattie che possono condurre alla morte dell'ospite. La peronospora, l'oidio, la ruggine del frumento, il mal secco della patate, etc., causate dai funghi cosiddetti "inferiori" e il mal del falchetto determinato dal notissimo Chiodino (Armillaria mellea s.l.), formano alcuni degli esempi più noti di malattie fungine diffuse nel regno vegetale. Tuttavia, i funghi parassiti sono regolatori del bosco poiché, di norma, attaccano solo le piante più gracili o ammalate migliorando, di fatto, la condizione delle altre essenze presenti nel bosco che, "liberate" da altri contendenti, fruiscono meglio delle risorse a loro disposizione.

Simbionti (Micorrizia)

Questa forma di nutrizione interessa molti macromiceti, ed è importantissima sia per il fungo che per l'albero. Il termine simbiosi significa in parole povere che sia il fungo sia l'albero traggono giovamento da questo commensalismo. Il micelio del fungo avvolgendo e penetrando nelle radichette dell'albero trae l'alimento, cioè il carbonio dovuto alla sintesi clorofilliana della pianta ma contemporaneamente facilita alle radichette l'assorbimento di sostanze minerali, quali calcio , fosforo, potassio ecc. dando più rigogliosità e forza all'albero, rendendolo anche immune ai parassiti e alle malattie.

Micoparassitismo

Questa forma di nutrizione interessa alcuni funghi, ed altro non è che una forma di parassitismo di un fungo che si nutre a spese di un suo simile, cioè un fungo che cresce su un altro fungo, esempio di Xerocomus parassiticus su Scleroderma citrinum.

 

 

Come si formano le spore    

Quando la pianta fungo (micelio), usando i più svariati substrati nutrizionali (legno, humus. concime)  e trova le condizioni favorevoli (umidità, temperatura, PH del terreno ect.) inizia a formare i corpi ftuttiferi. Questi frutti, i funghi, sono chiamati carpofori (ma è più' corretto denominarli sporocarpi) e servono alla riproduzione della specie. Attraverso la propagazione di speciali cellule deputate alla riproduzione, chiamate spore si generano le ife miceliari che unendosi strettamente tra di loro daranno vita ad una nuova serie di ife che a loro volta formeranno il micelio primario. Le spore si trovano su tutta la superficie delle lamelle o all'interno dei tuboli. All'apice delle ramificazioni delle ife si producono cellule più piccole, le quali unendosi tra di loro in modo confuso, formano il subimenio, uno strato sottile da cui si forma l'imenio e da questi si ha la formazione delle spore. I funghi, a seconda del tipo di cellula che genera le spore viene suddivisa in classi, noi prendiamo ora in considerazione due delle principali classi: basidiomiceti e ascomiceti. I basidiomiceti sono quei funghi che provvisti di lamelle, tuboli o aghi hanno la caratteristica di formare le spore su speciali cellule a forma di clava dette basidi. Queste cellule portano al suo apice, collegate da un piccolo peduncolo (sterigma), normalmente quattro spore unicellulari chiamate basidiospore. Tra i basidi, che sono cellule fertili perché portano le basidiospore, si trovano altre cellule, dette cistidi, che sembra abbiano la funzione di protezione delle basidiospore. Negli ascomiceti, le spore sono generate all'interno di cellule a forma di sacco allungato, gli aschi, e di norma anche questi portano generalmente otto spore, ma possono essere anche di pù o di meno. Sicuramente l'avvento della microscopia ci ha permesso di vedere come e dove si formano le spore. 

Basidi      Aschi 
Basidi                                                                                 Aschi

 

Come germinano le spore ...

Basidiomycetes

Foto/Varie/cicloriproduzione.jpg

Ciclo riproduttivo di un basidiomycetes

Dalla zona sottostante il cappello (imenio), una volta che il carpoforo ha raggiunto lo maturazione, viene dispersa una nube di piccole particelle. Si tratta delle spore. Osserviamo ora il comportamento di ogni singola spora: una volta giunta a dimora (terreno o altri substrati idonei) essa germina, produce cioe' un filamento composto da cellule filiformi dette ife, che prende il nome di micelio primario. Questi in realta' e' lo vera pianta-fungo, ma e' incapace di fruttificare. Affinche' il micelio possa fruttificare occorre che si formi un mice/io secondario, ovvero l'unione di due miceli primari originati da spore di carica sessuale diversa. Nel disegno si osserva un micelio primario originato da una spora (+), che incontra un altro micelio primario originata da una spora (-), dalla loro unione viene costituito il micelio secondario, che in condizioni favorevoli potra' fruttificare producendo nuovi carpofori.

 

 

Ancora nel secolo scorso si credeva che i funghi si riproducessero in modo asessuato. Effettivamente, ci sono singole specie le cui spore crescono sul micelio, dal quale nascono direttamente altre fruttificazioni. Di regola, tuttavia, dopo la germinazione, nel più complesso processo di sviluppo si inseriscono processi sessuali. Lo sviluppo dei basidiomiceti, dalla spora fino alla comparsa del corpo fruttifero, avviene nel seguente modo: la spora germina producendo un micelio primario di segno uguale a quello della spora, che non può dare origine al carpoforo se non incontra un altro micelio primario della stessa specie ma di segno opposto. Quando si incontrano e si fondono i due miceli primari, si forma un micelio secondario, che darà origine al carpoforo, cioè al fungo. I funghi si differenziano in qualche modo, nella loro riproduzione, dagli animali e anche dalle piante. Le spore che si formano sul basidio sono a due a due appartenenti allo stesso sesso oppure sono tutte e quattro di segno sessuale diverso. Di maschile o femminile non si può proprio parlare, poiché non vi è alcun organo corrispondente e le ife che si uniscono tra di loro non sono morfologicaménte diverse l'una dall'altra. Solo miceli di segno sessuale diverso possono legarsi tra loro (miceli compatibili), quelli dello stesso sesso sono invece incompatibili. Tutti gli esseri viventi sono legati al protoplasma, la sostanza vitale sintetizzata in ogni cellula dalle sostanze proteiche. Il protoplasma delle cellule degli esseri superiori è diviso in citoplasma e in plasma del nucleo, collocato all'interno del primo. Il plasma del nucleo o, più brevemente, il nucleo ha la funzione di guida sia per quanto riguarda la costruzione del corpo, specifica a seconda delle specie, sia per quanto riguarda la trasmissione dell' informazione ereditaria in esso registrata. Durante la germinazione della spora si apre il poro germinativo da cui nasce la prima ira. Dalla sua successiva divisione e ramificazione si produce un reticolo di filamenti detto micelio primario. Ogni nuova cellula creata contiene un nucleo. Se ora, come illustrato prece­dentemente , cellule di due miceli primari di sesso diverso si fondono, la cellula ottenuta contiene due nuclei. Da ora in poi, prima di ogni successiva divisione cellulare, ambedue i nuclei vengono divisi e due dei quattro ottenuti vengono trasportati nella nuova cellula; ognuno di essi si trasferisce attraverso un ponte protoplasmatico detto unione a fibbia (o giunto a fibbia), sorto appositamente a questo scopo. Le cellule di questo micelio, provviste di unioni a fibbia, sono dotate di due nuclei e sono tipiche nei basidiomiceti. In molti corpi fÌ11ttiferi si trovano ancora ife munite di unioni a fibbia, accanto ad altre ife che ne sono invece prive. I carpofori di quasi tutti i basidiomiceti sono formati da cellule con due nuclei. Questo vale, per esempio, per Agaricus campestris, Cantharellus cibarius, Bovista, Russula. La fusione di due cellule ricorda come, nelle piante e negli animali l'unione di due cellule diversamente sessuate consenta lo sviluppo dell'embrione e da questo, in seguito, del nuovo essere vivente. Con l'unione di due cellule si fondono prima i due protoplasmi le in seguito i due nuclei. E' proprio questa la particolarità dei basidiomiceti; cioè la fusione di due nuclei segue dopo qualche tempo quella dei protoplasmi. I nuclei subiscono altre divisioni sino alla formazione della cellula-basidio, in cui i due nuclei danno origine al nucleo diploide. In seguito, quest'ultimo subisce altre due divisioni, da cui risultano quattro nuclei aploidi, ognuno dei quali, attraverso un'esile appendice, detta sterigma, migra in una basidio-spora. Quest'ultima, che rappresenta l'elemento di propagazione della specie, distaccandosi dallo sterigma, viene portata dal vento o dall'acqua lontano dal punto di origine, ove germina ricominciando il ciclo biologico del fungo.

Ascomycetes (Vedi sezione dettagliata)

     

Ciclo riproduttivo di un ascomycetes

Una parte degli ascomiceti si riproduce per via sessuata, ma  in  buona parte la riproduzione avviene in modo diverso. In questi casi abbiamo un micelio primario (micelio prodotto da una sola spora) in grado di produrre carpofori; questi carpofori però, per un tempo più o meno lungo, sono privi di imenoforo. Questo si formerà in un secondo tempo e il micelio inizierà a produrre organi sessuali, maschili (anteridio) e femminili (ascogonio). Solo dalla fusione di questi due elementi inizierà la produzione di aschi e quindi di ascospore.

 

Confrontiamo ora tutto questo con i rapporti corrispondenti negli ascomiceti. Cosa succede quando le spore lanciate fuori dall'asco arrivano a germinare da qualche parte? Di nuovo si forma un tubetto genninativo, che si trasforma, per divisioni successive delle cellule, in micelio formato da cellule contenenti un solo nucleo. In alcune forme pezizoidi, che appartengono al multiforme gruppo degli ascomiceti, i corpi fruttiferi si originano da questo micelio uninucleato; presto essi mostrano la loro caratteristica forma a coppa, ma sono ancora piccolissimi e l'imenio non si può per ora distinguere. A questo stadio il giovane micelio del carpoforo in formazione comincia a produrre organi sessuali maschili e femminili, che possono essere paragonati a quelli delle alghe o del muschio. La cellula maschile prende il nome di anteridio e quella femminile di ascogonio. Dall'unione di queste due cellule si ha la fecondazione. Dall'ascogonio fecondato si originano le ife ascogene provviste di due nuclei. Nella cellula terminale di tali ife, che diventerà poi l'asco, i due nuclei si fondono e subiscono tre divisioni, dando origine a otto nuclei-figli, ognuno dei quali si provvede di protoplasma e di parete cellulare, delimitando cosile otto ascospore. Ogni spora contiene, in questo modo, un nucleo unico. In alcuni ascomiceti, come d'altronde nei basidiomiceti, non esistono organi sessuali. Il doppio corredo delle cellule destinate a formare l' asco viene ottenuto utilizzando il secondo nucleo proveniente da una cellula del proprio o di un'altro micelio. Il processo di riproduzione sessuale, veramente complesso, in alcuni funghi può svolgersi in modo diverso. Inoltre, in tutti i gruppi di funghi, ci sono specie che possono moltiplicarsi agamicamente. Alcuni funghi sono in grado di produrre e staccare dal loro micelio alcune cellule capaci di creare un nuovo micelio. Tali spore, prodotte per via agamica, si chiamano conidi. Un esempio di tale moltiplicazione è fornito dal penicillum, una comune muffa di colore verde marcio, che copre spesso marmellate, verdure e altri alimenti; il colore verde deriva dai conidi prodotti in grande quantità. Essi possono però formarsi anche da singole fruttificazioni prodotte a questo scopo. Cosi, sulle ceppaie degli alberi, si possono incontrare frutticazioni conidiche, ramificate, di varia forma e colore, che diffondono i conidi sotto forma di polvere.

 

Associazione funghi-albero - i funghi e il loro ambiente

                     IN COSTRUZIONE.....

 

 

 

Introduzione allo studio dei funghi - Circolo Carini Brescia - Vol.1
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